Marina di Pisticci: Argille nere alla foce del Cavone

Fiume Cavone

Siamo tornati alla foce del fiume Cavone, lato sinistro, in territorio di Pisticci per approfondire le analisi fatte dall’Arpab e dal laboratorio Sca srl di Marconia, dopo la pubblicazione dell’articolo Fanghi neri sulla spiaggia consigliata dai pediatricavone

Su iniziativa dell’associazione Cova Contro e grazie alla fiducia di decine di cittadini che hanno partecipato alla raccolta fondi per poter pagare le analisi sono state effettuate due ricognizioni con relativi campionamenti. La prima a giugno per i sedimenti, l’altra a luglio per la frazione acquosa di quella fanghiglia nera e puzzolente che neanche l’acqua di mare riusciva a togliere via dalle dita. Trattandosi di fanghi il campione o si omogeinizza, oppure si analizza per le sue principali componenti, separatamente, come abbiamo fatto in questo caso.

La frazione liquida dei fanghi di Marina di Pisticci contaminata da boro e manganese. Il laboratorio accreditato (Sca di Mesagne) che ha analizzato i campioni prelevati a 500 metri dalla Foce del Cavone, argine sinistro del fiume, ha rinvenuto nei sedimenti umidi dei fanghi le stesse sostanze di Arpab e Sca (di Marconia) con l’eccezione del vanadio rinvenuto, nelle analisi di cui scriviamo, molto più alto dello Sca: 23,3 mg/kg il risultato attuale contro i 5,5 mg dello Sca. Entriamo nel merito: quelli portati al laboratorio di Mesagne erano campioni umidi analizzati senza frazione secca, quindi come spiegatoci dal direttore del laboratorio i referti analitici se secchi avrebbero mediamente generato risultati nell’ordine del 20-40% superiori, ed ecco che la situazione si fa più preoccupante. Addirittura sia lo Sca di Marconia che l’Arpab non avrebbero cercato né il bario né il boro, anzi l’Arpab neanche il vanadio,cavone2 tuttavia il bario rinvenuto dalle analisi effettuate in Puglia è pari a 46 mg/kg. Un piccolo particolare che sembra essere sfuggito ad Arpab e Comune di Pisticci era l’analisi della frazione acquosa del fango che nel nostro caso è stato analizzato. Oltre alle foto che evidenziano il comportamento statico dei fanghi nell’acqua di mare la cui corrente non turba i corpuscoli grigi da essi rilasciati che formano delle vere e proprie nubi in acqua, il nostro laboratorio ha rilevato: boro a 970 mcg/l con un range d’incertezza di +/-110 a fronte della soglia di contaminazione che è 1.000, e il manganese a 247 con un range di 29, ferro a 118 con limite a 200, e solfati a 39,5 con limite a 250.

Lo Sca di Marconia e l’Arpab hanno fatto lo stesso errore? Sia l’Arpab che il laboratorio Sca, a cui si è rivolto il Comune di Pisticci, non allegano ai loro certificati alcun dato che referenzi esattamente il punto di campionamento. Sca scrive a pag. 2 che “nel circondario non ci sono case” invece a poche centinaia di metri dal nostro punto di prelievo le case ci sono eccome infatti lo stesso Sca denomina in seguito il campione 1 “lato Club Med”, quindi un villaggio turistico. Perché dare in un documento tecnico un poetico senso di desolazione? Lo Sca rileva tracce non trascurabili di cadmio (1 mg/kg il limite è 2) e cobalto a 3,7, zinco a 51 (limite a 150), e in un campione gli idrocarburi pesanti arrivano a 5,9. A questi aggiungiamo le analisi Arpab che chissà perché invece di rinvenire tutti i metalli come fatto dallo Sca, ignora la tabella del decreto legislativo 152/06 per i suoli a uso verde pubblico e riporta i dati di 9 metalli invece che di 16. Andrea Spartaco quando chiese ad Arpab “a che punto fossero le analisi e se stessero cercando i metalli” la risposta fu “no”, e solo dopo il referente Arpab decise di chiamare Potenza per far cercare anche i metalli. L’Arpab trovò comunque più zinco dello Sca, 10 mg di piombo (sicuramente antropico), nichel a 42 mg/kg (limite 120), addirittura 0,08 mg di mercurio che Sca non rinviene, 57 mg/kg di cromo (limite 150), e arsenico a 5,7 mg (limite 20). Subito dopo partì la paura generale di perdere la stagione turistica e così sindaco, giornalisti locali e ambientalisti del posto recitarono un unico copione: “sono ampiamente sotto i limiti di legge quindi è tutto a posto, ci giochiamo da piccoli con il fango nero” anzi. Il sindaco Di Trani annuncia querela per Basilicata24 che “avrebbe rovinato la stagione turistica” e il governatore lucano Pittella parla di congiura.

Quando il Forum Ambiente di Pisticci e Di Trani chiedevano luce sull’inquinamento. Tempo fa esperti epidemiologici e ambientalisti pisticcesi scoprirono che l’inquinamento non era un fenomeno statico e che i confini della contaminazione della Val Basento vanno ben oltre il perimetro del Sin (Sito di interesse nazionale in attesa di bonifica). Nella vicenda Tecnoparco e relativi comitati si chiedeva di salvaguardare la salute e i diritti di un territorio che finiva “nel Metapontino”, ma quando i problemi ambientali nel Metapontino arrivano è meglio non parlarne. Tuttavia l’Ispra, nelle sue linee guida su sedimenti fluviali e costieri, giudica per questi contesti “inappropriati i limiti di legge sui suoli del dlgs 152” e gli stessi valori rinvenuti a San Basilio avrebbero in altre nazioni o regioni fatto scattare tempestivi e approfonditi studi: cadmio, mercurio, nichel, cromo, zinco, vanadio, idrocarburi pesanti sono tossici o cancerogeni.

La bandiera verde sventola sulla spiaggia di Marina di Pisticci. La Sipps, ossia la Società italiana di pediatria preventiva e sociale ha dato alla spiaggia di Pisticci la bandiera verde. La Sipps ha sede ad Aversa, il presidente è il dott. Giuseppe Di Mauro il quale contattato sulla vicenda ha frettolosamente indicato nel dott. Italo Farnetani il responsabile del progetto. Contattato Farnetani abbiamo capito che molto hanno contato, nell’assegnazione del riconoscimento, i medici pediatri del posto. Lo stesso Farnetani sul suo sito internet a proposito della bandiera verde scrive: “La distribuzione in tutto il territorio nazionale dei pediatri partecipanti all’indagine, non solo ha garantito la conoscenza diretta delle località, ma anche l’eventuale rilevazione di disturbi e malattie contratte nei luoghi”. Gruppi di medici locali avrebbero garantito a Farnetani che i bambini pisticcesi stanno bene? Ci sono però studi e medici, come il dottor Di Ciaula dell’Isde, che vanno nella direzione opposta. Lo studio epidemiologico “Sentieri Kids” ha illustrato l’aumento di mortalità e di aggressività di alcune forme tumorali e malattie croniche in età pediatrica in 18 Sin (Siti nazionali in attesa di bonifica) italiani, e recentemente il dott. Di Ciaula in un convegno organizzato a Matera dalla Aiea ha evidenziato un’incidenza pesante per i tumori infantili. “Fra il 2007 e il 2011 – scrive –, in soli 5 anni, ben 204 bambini lucani (di età fra 0 e 14 anni) hanno sviluppato un tumore maligno: in media ogni anno vengono ricoverati per tumore 40 bambini lucani”. Come confermato labilmente e timidamente anche dall’Osservatorio Epidemiologico Regionale (Oer) che registra un aumento tra i bambini anche per i disturbi dell’apprendimento nell’età evolutiva. A fronte di tutto ciò Marina di Pisticci ha avuto la bandiera verde, anzi è tra le migliori 17 bandiere verdi d’Italia per i bambini sotto i sei anni. Anche se a monte della spiaggia vi è uno dei Sin più contaminati del sud Italia.

Boro e manganese sono tossici anche per le Procure e le Aziende Sanitarie lucane? La neurotossicità del manganese è nota come i suoi parkinsonismi indotti: dai tremori ai disturbi comportamentali fino al Parkinson, il manganese ha dato il nome a uno stato di malessere, la “locura manganica”. La neurotossicità del manganese, ancora poco studiata, includerebbe anche secondo l’Associazione Culturale Pediatri i disturbi neuro-evolutivi. Così il boro è tossico se ingerito, la stessa CEE identifica i borati come tossici e pericolosi per la riproduzione. La Lenntech, azienda internazionale per il trattamento delle acque, annovera il boro tra gli ioni fito-tossici e l’Arpa Veneto ne ricorda in uno studio la “possibile distribuzione transplacentare”. Sostanze visivamente simili ai fanghi di Marina di Pisticci sono il “coal ash” e lo “sludge”, ossia rifiuti industriali tipici di determinati processi di combustione o di estrazione mineraria che in determinati contesti ambientali possono “fondersi” ai materiali geologici locali come del resto documentato da anni da Andrea Spartaco nel vicino Basento. Infatti anche l’Oms documenta come boro e manganese rientrino nell’impronta chimica lasciate dai reflui estrattivi. Noi denunceremo e consegneremo tutto il materiale agli organi preposti affinché ognuno inizi seriamente a fare il proprio mestiere senza gridare al complotto e soprattutto per contribuire a fare in modo che al mare i bambini ci vadano senza correre rischi.

Giorgio Santoriello – Basilicata24

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