Pisticci 5 Stelle: reddito di cittadinanza e reddito minimo, facciamo chiarezza

M5S Movimento 5 Stelle

In un periodo di grandi difficoltà economiche e lavorative, specie in un territorio come il nostro, è dovere delle istituzioni promuovere l’inserimento sociale ed occupazionale dei cittadini, ma non sempre è facile capire quali misure costituiscono effettivamente un’opportunità e quali, nella sostanza, non portano benefici. reddito-di-cittadinanza-m5s-nessuno-deve-rimanere-indietro-374x200Facciamo un po’ di chiarezza. E’ importante sottolineare l’enorme differenza che sussiste tra il reddito di cittadinanza, così come pensato dal Movimento 5 stelle e il reddito minimo di inserimento promosso dalla Regione Basilicata; il primo scaturisce da uno studio capillare delle normative di sostegno in vigore in Paesi della Comunità Europea con uno stato sociale senza dubbio più attento ed efficiente del nostro, il secondo altro non sembra se non una mascherata riproposizione dei lavori socialmente utili. Il reddito minimo di inserimento si presta a molte perplessità specie in ordine ad alcuni dei parametri in base ai quali verrebbe assegnato; sono richiesti, infatti, almeno due anni di disoccupazione o inoccupazione. Quindi chi perde il lavoro perché, ad esempio, non gli viene rinnovato il contratto a progetto e non ha diritto alla disoccupazione, dopo cosa farà? Domanda senza risposta. Ma non è tutto, perché può chiedere il reddito minimo di inserimento anche chi è disoccupato o inoccupato da almeno dodici mesi, purché soddisfi uno degli ulteriori requisiti richiesti, ovvero appartenere ad un nucleo familiare monoreddito, non aver superato i 50 anni e, dulcis in fundo, non possedere un diploma di scuola media superiore o professionale! Quantomeno singolare in un paese che ogni anno sforna migliaia di laureati senza prospettive di lavoro a breve termine! Un diplomato o un laureato in difficoltà si dovrebbe nutrire del benemerito “pezzo di carta” che, opportunamente spolverato, produrrebbe ogni sorta di beni e denari per soddisfare ogni necessità di sopravvivenza?(il diploma o la laurea di Aladino). Perchè penalizzare chi, con enormi sacrifici, ha conseguito un titolo di studio? E, se non si ha un titolo di studio ma si vive in un nucleo familiare bireddito, si ha diritto o no al reddito minimo di inserimento? La norma è alquanto lacunosa. Ancora, i beneficiari della misura non devono aver superato, nell’anno precedente alla richiesta, i 9.000 Euro di reddito annui. Se, per esempio, un cittadino che ha lavorato con contratto a progetto a mille euro mensili per un anno perdesse il lavoro, non avrebbe diritto alla misura perché l’anno prima ha superato i parametri di reddito. Ma il problema è come vivere oggi, non quanto si è guadagnato ieri!

Altra perplessità: la misura prevede un sostegno economico di circa 450 euro mensili a fronte della partecipazione ad attività di pubblica utilità o ad altre azioni di inserimento socio-lavorativo, il che ci fa pensare ad attività di manovalanza per la pubblica amministrazione, ma se si tratta di attività lavorative vere e proprie per le quali si suppone che ci sia fabbisogno di personale, perché non procedere ad una regolare assunzione anche con contratti flessibili? E, per finire in bellezza, i benefici economici concessi hanno durata di tre mesi (!) dalla data di avvio delle attività, prorogabili solo in base alla disponibilità di risorse finanziarie da destinare alle attività previste; e se dopo tre mesi le finanze degli enti, come è facilmente prevedibile, finiscono, cosa farà il cittadino che nel frattempo non è riuscito a trovare occupazione? Anche a questo non c’è risposta.

Nel reddito di cittadinanza proposto dal Movimento Cinque Stelle, invece, il sostegno verrebbe elargito nell’immediatezza della mancanza di reddito di un cittadino, in possesso di una qualifica o di un diploma professionale riconosciuto ed utilizzabile a livello nazionale ed europeo, o di un diploma di istruzione secondaria di secondo grado utile per l’inserimento lavorativo. La misura vuole garantire a tutti coloro che si trovano in una posizione, anche solo temporanea di svantaggio, il reddito minimo indispensabile per condurre una vita dignitosa, calcolato secondo l’indicatore ufficiale di povertà monetaria dell’Unione europea, e quantificato nella cifra di 780 Euro mensili.

Il beneficiario ha diritto a percepire il reddito di cittadinanza finché si trova in possesso dei prescritti requisiti, deve fornire immediata disponibilità al lavoro presso il competente centro per l’impiego e partecipare a corsi di formazione o riqualificazione professionale, oltre ad essere avviato ad un progetto individuale di inserimento o reinserimento nel mondo del lavoro, che verrebbe reso più efficiente attraverso una centralizzazione degli Uffici di Collocamento e delle Agenzie per il lavoro.

Sono evidenti le differenze tra una misura, come quella proposta dal Movimento Cinque Stelle, basata sul modello europeo, e volta a garantire l’inclusione sociale di tutti i cittadini e quello che appare un maldestro tentativo di scopiazzarla ma che, praticamente, rischia di tradursi in un totale fallimento.

Come appare evidente le differenze ci sono, e tante, ma resta una domanda: perché una misura che nella maggior parte dei paesi europei vige già da tempo, per garantire a tutti i cittadini in difficoltà un reddito idoneo a garantire una vita dignitosa, in Italia viene del tutto snaturata e ridotta ad una misura per pochi eletti?

Pisticci 5 Stelle

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